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	<title>Lavoro Casa - Carlo D&#039;Angiò Communication</title>
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	<description>Formazione e consulenza per blogger e infomarketer</description>
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		<title>Giudici e carabinieri aiutate il vostro Popolo</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 01:34:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo D'Angiò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[giudici]]></category>

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		<description><![CDATA[Ragazzi, comincio a essere veramente preoccupato. Come altri, anche io seguo quotidianamente l’evolversi della vicenda politico-economica. Il governo non eletto, le tasse incostituzionali, i politici anti-popolo… e i grandi gruppi finanziari e bancari che avanzano impietosamente verso l’indecoroso assoggettamento di ogni cosa, uomini, beni, diritti etc.. I suicidi aumentano. Anche per effetto della riprova sociale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ragazzi, comincio a essere veramente preoccupato.</p>
<p>Come altri, anche io seguo quotidianamente l’evolversi della vicenda politico-economica. Il governo non eletto, le tasse incostituzionali, i politici anti-popolo… e i grandi gruppi finanziari e bancari che avanzano impietosamente verso l’indecoroso assoggettamento di ogni cosa, uomini, beni, diritti etc..</p>
<p><strong>I suicidi aumentano</strong>. Anche per effetto della riprova sociale, che è una reazione psicologica conosciuta dagli studiosi del comportamento (es. R. Cialdini), ogni giorno qualche imprenditore vessato dal sistema, rapportandosi al modo di fare di altri uomini disperati, prende la sua tragica decisione e si toglie la vita.</p>
<p>È normale tutto questo? È normale che ci sia un contrasto così forte tra la preoccupazione sanguigna di milioni di italiani e l‘indifferenza vigliacca e ignobile dei parlamentari, del Capo dello Stato e del Presidente del Consiglio con i suoi ministri?</p>
<p>Potrei andare avanti con mille domande a cui tutti vorremmo una risposta. Ma il dato di fatto è questo (ed è sotto gli occhi di tutti): lo Stato così come lo conosciamo, con la sua struttura istituzionale, burocratica e politica, è fuori dal controllo del suo Popolo. Sembrano <strong>due parti di un relitto navale che si staccano l’una dall’altra</strong>. Da un lato c’è la parte sana con gli ufficiali di bordo che si mettono in salvo, dall’altra i passeggeri che affondano in quel che rimane dell’imbarcazione.</p>
<p>Sono angosciato, perché non vedo vie d’uscita. Chiunque provi a fare qualcosa, viene allontanato, punito o anche eliminato.</p>
<p>Non amo la violenza e condanno chiunque ne faccia uso per arrivare ai suoi obiettivi, compresi coloro che aggrediscono gli uffici di<em> Equitalia</em> in nome del Popolo. Ma fa impressione – onestamente &#8211; sentire il Ministro <em>Cancellieri</em> che dice di inviare l’esercito per fermare la minaccia terroristica.</p>
<p>L’esercito, ma ci rendiamo conto? Stiamo parlando di un gruppo di disperati che ha perso il controllo, proprio come quelle persone che si sono suicidate. Solo che a differenza di queste ultime hanno deciso di orientare la loro disperazione verso ciò che ritengono la causa del loro profondo malessere. Perché non impegniamo le stesse risorse ed energie per stare vicino alle persone disperate e magari evitare che arrivino ad ammazzarsi da sole?</p>
<p>Hanno sbagliato e forse devono pagare, ma l’esercito mi sembra una soluzione del tipo<em> uccidiamo la mosca con il cannone</em>. Tranne in un paio di occasioni (ma parliamo di molti anni fa), nemmeno con la mafia, con la ‘ndrangheta e con la camorra &#8211; che ogni giorno mietono vittime innocenti (e in quest’ultimo periodo, fuori dall’attenzione mediatica, chissà come si divertono a fare business) &#8211; ho mai visto l’intervento dell’esercito.</p>
<p>Ragazzi, l’esercito è una forza da guerra. L’esercito sono gli uomini che mandiamo in <em>Afghanistan</em> a contrastare i talebani e il terrorismo internazionale. Anche se ultimamente mi faccio molte domande sulla presenza dei nostri soldati in quelle terre (es. perché non ci facciamo un po’ i cazzi nostri?).</p>
<p>Dunque, se protesti normalmente, nessuno ti pensa. Se vai in televisione, nessuno ti pensa. Se scrivi su Internet, nessuno ti pensa. Se raccogli le firme e le porti in Parlamento, nessuno ti pensa. Se usi la forza, rispondono col cannone. Ma allora come si può dire alle istituzioni che il Popolo è contrario a ciò che stanno facendo?</p>
<p>Forse c’è un modo, una via. Non so dove può portare. Ma proverei ad esplorarla. <strong>Parlo della magistratura e dei carabinieri</strong>.</p>
<p>Mi spiego meglio. Lo Stato si basa su tre poteri autonomi:</p>
<ol>
<li>legislativo</li>
<li>esecutivo</li>
<li>giudiziario</li>
</ol>
<p>I primi due sono sull’imbarcazione sana che si allontana dal Popolo. <strong>La magistratura è un potere indipendente</strong> e potrebbe fare qualcosa per aiutare il suo Popolo.</p>
<p><strong>I carabinieri rappresentano l’arma più antica e vicina al Popolo</strong>. Loro ci sono sempre. Anche quando i nazisti in Italia disseminavano terrore e morte, si facevano uccidere per salvare un cittadino italiano. E anche oggi sono l’ultima spiaggia. Senza di loro è finita.</p>
<p><strong>Chiediamo aiuto alla magistratura e ai carabinieri</strong>. Manifestiamo per chiedere un loro interessamento. Scriviamo striscioni e cartelloni:</p>
<blockquote><p><em>giudici aiutate il vostro Popolo</em><em></em></p>
<p><em>Carabinieri mettetevi dalla parte dei cittadini come avete sempre fatto</em></p></blockquote>
<p>Tutte le forze sono al servizio dello Stato. Quindi si potrebbe pensare che né i giudici, né i carabinieri farebbero nulla che possa andare contro le disposizioni del governo. Ma se è vero che tutte le forze sono al servizio dello Stato, è altrettanto vero che<strong> lo Stato siamo noi, il Popolo</strong>. Uno Stato senza Popolo non è uno Stato. Dunque, i giudici e i carabinieri devono ascoltare la voce dell’organo supremo per il quale nasce il loro giuramento.</p>
<p>Proviamo a farlo anche su Internet.<strong> Scriviamo una pagina Facebook</strong> in cui chiediamo aiuto ai giudici e ai carabinieri e facciamola sottoscrivere da tutti i nostri amici.</p>
<p>Non è possibile che proprio tutti se ne sono andati sull’altra imbarcazione. Qualcuno dovrà pur esserci qui che sappia tirarci fuori dai guai.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-6810" title="Giovanni Falcone e Paolo Borsellino" src="http://www.lavoro-casa.org/wp-content/uploads/2012/05/falcone-borsellino.jpg" alt="Giovanni Falcone e Paolo Borsellino" width="500" height="369" /></p>
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		<title>Internet Business, da quando tempo ci stai provando?</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 08:52:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo D'Angiò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[internet business]]></category>

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		<description><![CDATA[Le storie di successo del mondo web hanno quasi tutte una caratteristica in comune: sono sostanzialmente alla portata di tutti. Non parlo dell&#8217;idea o del know how che serve per trasformare l&#8217;idea stessa in un progetto sostenibile, ma del budget, ovvero, dell&#8217;investimento (minimo) che è alla base di una start up online. Quello che voglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le storie di successo del mondo web hanno quasi tutte una caratteristica in comune: sono <strong>sostanzialmente alla portata di tutti</strong>. Non parlo dell&#8217;idea o del <em>know how</em> che serve per trasformare l&#8217;idea stessa in un progetto sostenibile, ma del budget, ovvero, dell&#8217;investimento (minimo) che è alla base di una start up online.</p>
<p>Quello che voglio dire è che dal garage di <em>Steve Jobs</em> (dove è nata rivoluzione) <strong>una parte significativa del mondo produttivo è cambiata</strong>. All&#8217;inizio era il garage, un luogo non proprio nascosto, ma insospettabile. Cioè, fuori dall&#8217;attenzione mediatica e sociale. Poi il soggiorno, la cucina, la stanzetta.</p>
<p>Sembra incredibile, ma le più moderne storie di successo del mondo web si sono sviluppate per la gran parte nel più intimo e modesto degli ambienti domestici.</p>
<p><strong>Un tavolo, una sedia e un computer connesso</strong>. Questo l&#8217;impianto di produzione della nuova impresa. E i prodotti? I prodotti sono le idee. Idee condivise, elaborate, trasferite, modificate. Idee grandi e poi idee piccole. Idee semplici e idee banali. Idee divertenti.</p>
<p><strong>Giacomo Bruno</strong> si occupava di video giochi, raccoglieva soluzioni per i livelli difficili di <em>Tomb Raider</em>, per intenderci. E li condivideva con i suoi lettori. E&#8217; nata una lista di diverse decine di migliaia di persone che ha poi sfruttato per promuovere le sue offerte formative e il suo catalogo di eBook.</p>
<p>Eppure, c&#8217;è qualcosa che sfugge. C&#8217;è una specie di grande equivoco che <strong>appiattisce le iniziative</strong>. Tante offerte, tante promesse e tante delusioni.</p>
<p>I lettori si appassionano alle storie di successo, si iscrivono alle liste dei guru e comprano i loro prodotti. Frequentano i seminari, i corsi motivazionali e quelli di comunicazione. Tutto è comunicazione, si dice. Vuoi gestire un team? Vuoi costruire navi? Vuoi vendere profumi o tazze di ceramica? Devi sapere comunicare. Questo dicono i guru.</p>
<p>Ed è vero. La comunicazione fa la differenza. Però, mi chiedo, se <em>comunicare bene</em> fa la differenza, il contenuto della comunicazione cosa fa? Cioè, se <em>come comunicare</em> è importante, <em>cosa comunicare</em> non lo è ugualmente?</p>
<p>Pongo questa domanda perché ho come la sensazione che nei seminari più accreditati degli ultimi tempi venga venduto e diffuso un modello interrelazionale e di business molto <strong>vacuo e inconsistente</strong>. Si potrebbe dire che <strong>serve all&#8217;adattabilità</strong>, perché chiunque possa immaginarselo al proprio caso specifico. Ma siamo sicuri che l&#8217;astrattezza dei modelli sia una soluzione efficace? Oppure, siamo di fronte a una mercificazione continua di ogni frase fatta o esperienza esotica?</p>
<p>Io temo che si voglia <strong>monetizzare tutto ciò che abbia la capacità di attirare la gente</strong>. Ma tutto ciò che attira la gente è realmente materia di studio per la crescita delle persone?</p>
<p>Ho scritto quest&#8217;articolo un pò così&#8230; lasciando aperti i flussi di pensiero. Ma se guardo alle persone e a quello che fanno, mi viene voglia di offrire il mio punto di vista, di dire loro che forse dovrebbero <strong>cambiare registro</strong>.</p>
<p><strong>Si possono fare tante cazzatte</strong>. Tutto serve all&#8217;esperienza. Si possono spendere 2/3 mila euro per seguire un corso all&#8217;estero e poi rendersi conto che nulla è cambiato. Si può dare credito a ogni promessa e dedicare alcuni mesi della propria vita a cercarne i risvolti pratici. Si può fare tutto questo e continuare a svolgere il vecchio lavoro, tanto prima o poi (si pensa) qualcosa di buono dovrà succedere.</p>
<p><strong>E se invece di cercare la giusta strategia si cercasse la giusta competenza?</strong></p>
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		<title>Cos’è Cdc Training?</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 12:01:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo D'Angiò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casi di studio]]></category>
		<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[cdc training]]></category>
		<category><![CDATA[consulente wordpress]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante i lavori di preparazione di un sito, per testare il funzionamento di un plugin, di un form o di un qualsiasi altro dispositivo, può capitare che si debba disattivare il Maintenance Mode per navigare le pagine liberamente. E può capitare che mentre lo fai arrivi tomo-tomo, cacchio-cacchio qualche visitatore a sorpresa. Qualche giorno fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Durante i lavori di preparazione di un sito, per testare il funzionamento di un plugin, di un form o di un qualsiasi altro dispositivo, può capitare che si debba disattivare il <em>Maintenance Mode</em> per navigare le pagine liberamente. E può capitare che mentre lo fai arrivi <em>tomo-tomo, cacchio-cacchio</em> qualche visitatore a sorpresa.</p>
<p>Qualche giorno fa abbiamo disattivato la protezione per controllare il comportamento di alcuni plugin. Ed  è successo che un nostro affezionato lettore, proprio in quel momento, abbia deciso di farci visita, di scrivere nel browser il giusto indirizzo e di ritrovasi nel mezzo di un processo concitato di <strong>sistemazione tutorial, video lezioni, risorse, forum</strong> etc..</p>
<p>Era inevitabile, vista la buona fede e la correttezza del nostro ospite, ricevere una sua email in cui ci ha scritto così (ometto le parti non rilevanti):</p>
<blockquote><p>Mandrillone che non sei altro, cosa bolle in pentola? [..] Mi sono trovato per caso in Cdc Training e ho visto quello che state combinando. Ma non ti preoccupare, non ne ho approfittato per copiarmi le lezioni (visto che erano accessibili) [..] quando sarà online questo progetto?</p></blockquote>
<p>Allora, diciamo che, in un modo o nell’altro, in questi giorni avrei dovuto parlarne, anche per spiegare la mia assenza.</p>
<p>Un po’ colpa/merito del lavoro e dei servizi di <a title="Cdc Project - Carlo D'Angiò Communication" href="http://www.cdcproject.com/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Cdc Project</span></a>. Siamo impegnati in 5 progetti web niente male. Ma il grosso del tempo sottratto alla scrittura viene da <em>Cdc Training</em>.</p>
<p><strong>Cdc Training è una scuola online</strong> a cui stiamo lavorando (credo) oramai da 6 mesi. È un<strong> training di 12 settimane</strong> &#8211; con oltre <span style="text-decoration: underline;">160 tutorial</span>, forum riservato, 12 webinar e tanto altro &#8211; che ha lo scopo di formare <strong>Consulenti WordPress</strong>, ovvero, professionisti capaci di sviluppare da zero progetti web su piattaforma WordPress.</p>
<p>Quindi, <em>design, sviluppo codice, SEO, Social, Web Writing, burocrazia, preventivi, gestione del team</em> etc..</p>
<p>Una bella sfida, ma credo che sia un progetto molto interessante. Peraltro, non ha precedenti qui in Italia. E non lo dico per fare sensazionalismo. Sapete come la penso al riguardo. È semplicemente una constatazione di fatto. Se cerchi una scuola che sappia da sola darti tutto ciò che ti serve per essere un<em> Consulente WordPress</em>, per posizionarti sul mercato della piccola e media impresa intelligente e per avviare autonomamente una tua agenzia professionale, non la trovi.</p>
<p>Ora, invece, ci siamo noi. E vogliamo offrire proprio questo tipo di formazione.</p>
<p>Mancano pochi giorni al taglio del nastro. Tenetevi sintonizzati.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-6794" title="Cdc Training Home" src="http://www.lavoro-casa.org/wp-content/uploads/2012/05/cdctraining1.png" alt="Cdc Training Home" width="635" height="493" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-6795" title="Cdc Training sezioni" src="http://www.lavoro-casa.org/wp-content/uploads/2012/05/cdctraining2.png" alt="Cdc Training sezioni" width="635" height="361" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-6796" title="Cdc Training gradual content" src="http://www.lavoro-casa.org/wp-content/uploads/2012/05/cdctraining3.png" alt="Cdc Training gradual content" width="635" height="361" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-6797" title="Cdc Training Tutorial" src="http://www.lavoro-casa.org/wp-content/uploads/2012/05/tutorial.png" alt="Cdc Training Tutorial" width="635" height="423" /></p>
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		</item>
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		<title>Zorro a Napoli, problemi di buon senso</title>
		<link>http://www.lavoro-casa.org/2012/04/zorro-a-napoli-problemi-di-buon-senso/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 00:12:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo D'Angiò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Azioni e motivazioni]]></category>
		<category><![CDATA[buon senso]]></category>
		<category><![CDATA[zorro]]></category>

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		<description><![CDATA[Sembra la corsa all&#8217;oro. Tutti adesso vi siete svegliati per i siti in WordPress? Chi lo vuole semplice, chi minimal, chi business, chi disegnato su misura, chi solo una personalizzazione. Sarà la bella stagione, ma qui si esagera, signori miei. E&#8217; vero che Cdc Project l&#8217;ho creato per offrire servizi web, ma io non sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra la corsa all&#8217;oro. Tutti adesso vi siete svegliati per i<strong> siti in WordPress</strong>? Chi lo vuole semplice, chi minimal, chi business, chi disegnato su misura, chi solo una personalizzazione. Sarà la bella stagione, ma qui si esagera, signori miei.</p>
<p>E&#8217; vero che <a title="Cdc Project - Carlo D'Angiò Communication" href="http://www.cdcproject.com/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Cdc Project</span></a> l&#8217;ho creato per offrire servizi web, ma io non sono più abituato a lavorare così tanto. E voi questo lo dovete capire, anche perché ho le mie cose da fare.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-6784" title="Carlo, Rovigio e Sean" src="http://www.lavoro-casa.org/wp-content/uploads/2012/04/ioecani.jpg" alt="Carlo, Rovigio e Sean" width="600" height="418" /></p>
<p>In questa foto, per esempio, si vede chiaramente che<strong> io, Rovigio e Sean</strong> siamo impegnati a ragionare sulle <strong>nuove strategie del gruppo</strong>. Un pò ci siamo anche rotti le palle di dire sempre le stesse cose, di mettere in guardia le persone dalla fuffa del web. Dice: <em>ma io ho speso dei soldi e non ho avuto niente in cambio</em>. E perché lo dici a me? Pensi che possa intercedere con chi li ha avuti?</p>
<p>Questa storia delle lamentele <em>postume</em> mi fa venire in mente l&#8217;ex ministro<em> Calderoli</em> quando anni fa propose di istituire delle taglie per catturare i criminali. L&#8217;idea era semplice: <strong>ai cittadini che ci portano i ladri noi diamo una ricompensa in denaro</strong>.</p>
<p>Bello!</p>
<p>La notizia si diffuse presto e arrivò persino in Spagna. Così, un giorno si presentò<strong> Zorro</strong> alla questura di  Napoli. Legò il suo cavallo nero (come un caffè) al palo dello stop vicino agli uffici della pubblica sicurezza e andò <em>dritto-dritto</em> dal questore. Senza nemmeno salutare, entrò e disse:<em> quanto mi date per ogni criminale che vi porto dentro?</em></p>
<p>Il questore rimase basito; il vice-questore si guardò intorno e poi rispose: <em>3.000 euro</em>. A quel punto, Zorro andò via, ma prima aggiunse: <em>preparate i soldi</em>.</p>
<p>Nella stanza c&#8217;era ancora quel silenzio che si staglia quando un evento inatteso ti lascia senza parole, allorché qualcuno bussò alla porta. Era sempre Zorro che chiese: <em>non potete anticiparmi qualcosa? Mi hanno fottuto il cavallo e vogliono 2.000 euro per il cavalllo di ritorno&#8230;</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>A parte le battute</h3>
<p>Ora, a parte le battute, smettiamola di credere che si possa detenere la verità in un pugno. <strong>Non basta leggere una sales letter per conoscere il mondo</strong>. Tutte le belle parole scritte abilmente dall&#8217;autore di un prodotto non fanno di te il nuovo <em>Zorro</em> del web. Quindi, non porti ai tuoi amici su Facebook o ai tuoi lettori come il detentore di un segreto pazzesco. Il tuo segreto lo conoscono tutti. Lo vuoi capire o no?</p>
<p><strong>Ma allora non c&#8217;è da fidarsi proprio di nessuno?</strong></p>
<p><em>Fidarsi è bene</em>&#8230; ma comprare un prodotto solo perché ti piace l&#8217;idea che possa esistere davvero un modo per guadagnare senza fare niente è un gesto irresponsabile. E la responsabilità è ciò che serve in questi casi.</p>
<p>Il web è un affare strabiliante, ma devi sapere come muoverti. Serve esperienza, umiltà, voglia di imparare e soprattutto <strong>buon senso</strong>. Offrire valore al mercato e pensare di costruirci sopra un business è una strategia di buon senso. Perché <strong>se offri valore c&#8217;è sempre buon senso</strong>.</p>
<p>Ma se non hai nulla di nuovo da offrire, nulla per cui valga la pena spendere dei soldi, passare del tempo con te, leggere i tuoi articoli, vedere ciò che fai, come parli, chi sono i tuoi amici e dove passi il tuo tempo, cosa c&#8217;è di buon senso in quello che vuoi fare?</p>
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		</item>
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		<title>Ma che sta succedendo?</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 23:56:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo D'Angiò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Azioni e motivazioni]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Non si può rimanere indifferenti. C&#8217;è qualcosa nell&#8217;aria di molto forte. La politica, l&#8217;economia, il lavoro, il sistema mediatico&#8230; un alternarsi inquietante di notizie orribili, di fatti scabrosi, di comportamenti immorali e disumani. Certo che Internet da voce a tutti. E tutti danno voce a qualcosa di molto confuso. Ma quello che si fa, alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si può rimanere indifferenti. <strong>C&#8217;è qualcosa nell&#8217;aria di molto forte</strong>. La politica, l&#8217;economia, il lavoro, il sistema mediatico&#8230; un alternarsi inquietante di notizie orribili, di fatti scabrosi, di comportamenti immorali e disumani.</p>
<p>Certo che Internet da voce a tutti. E tutti danno voce a qualcosa di molto confuso. Ma quello che si fa, alla fine si viene a sapere. Basta un politico incazzato a far saltare gli equilibri. Per esempio, <em>Nigel Farage</em> nel parlamento europeo dice cose allucinanti, usa parole di condanna molto forbite per il presidente e per chi presumibilmente muove le sue scelte. Ecco il video:</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/mEj5cxgmY9Q" frameborder="0" width="600" height="320"></iframe></p>
<p>La Grecia, che per molti aspetti riproduce il modello italiano, è oggi teatro di <strong>numerosi suicidi</strong>, più di 1.700. In Italia sembra esserci un suicidio al giorno tra i disoccupati. Leggi <a title="suicidi in italia" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/17/crisi-italia-suicida-disoccupato-giorno-record-negativo-lombardia/204976/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">quest&#8217;articolo</span></a> per saperne di più.</p>
<p>Giornali e telegiornali che fanno di tutto per dare la notizia sempre dopo che i fati notiziabili hanno già fatto il giro della rete. Arrivano tardi? O hanno interesse a nascondere le notizie? In entrambi i casi, non fanno bene il loro lavoro.</p>
<p>Poi ci sono avvocati che denunciano il capo dello Stato, il presidente del Consiglio, i ministri e tutta la ben nota giostra. Oltre all&#8217;avv. <em>Paola Musu</em>, di cui avevamo parlato in <a title="Denunciati il Capo dello Stato e tutti gli altri" href="http://www.lavoro-casa.org/2012/04/denunciati-il-capo-dello-stato-e-tutti-gli-altri/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">quest&#8217;articolo</span></a>, sembra che anche un altro avvocato di nome <em>Gianfranco Orelli</em> abbia presentato un esposto alla Procura di Varese contro Napolitano, Monti e Berlusconi. Ecco <a title="avvocato di varese denuncia a Napolitano" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/20/attentato-alla-costituzione-avvocato-varese-denuncia-napolitano-procedura-nomina/206018/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">la notizia</span></a>.</p>
<p>Ma che sta succedendo? Che siano vere le <strong>teorie del complottismo</strong>? Che ci sia dietro una pressione del mondo finanziario, una manovra oscura che punta a obiettivi antidemocratici?</p>
<p>Del resto, non si capisce perché l<em>&#8216;austerity</em> debba<strong> colpire solo le fasce deboli</strong>. Basterebbe tagliare la spesa militare per missioni internazionali &#8211; che il Popolo (sovrano?) non ha voluto e non ratificherebbe &#8211; per recuperare tutto ciò che serve per mettere ordine ai conti. Non si capisce perché si voglia far pagare un debito a coloro che non l&#8217;hanno contratto. Non si capisce perché la<em> Banca Centrale Europea</em> abbia dato <a title="cento miliardi alle banche italiane" href="http://www.iljournal.it/2012/bce-in-soccorso-banche-italiane/316343" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">centinaia di miliardi alle banche italiane</span></a>, invece di darli ai cittadini e alle piccole imprese.</p>
<p>Non è difficile, non credo che  lo sia. Se dai cento miliardi ai cittadini bisognosi (pensionati, disoccupati, lavoratori precari) e alle piccole imprese, hai risolto il problema della crisi. Perché non farlo?</p>
<p>Ma, attenzione, non sono solo queste cose a inquietarmi. Se apro Facebook, vedo immagini di <strong>migliaia di cani uccisi in Ucraina</strong> per via degli europei di calcio. Accendo la TV e vedo pubblicità che ti invogliano a giocare il poker. Metto sulle Iene e scopro che il 70% dei medici è corrotto dagli informatori scientifici, ovvero, dall&#8217;industria farmaceutica. Cambio canale e scopro che gli assassini acclarati escono dalle galere dopo pochi anni per buona condotta e gli innocenti, nonostante la buona condotta, si fanno 27 anni di carcere prima che qualcuno si accorga dell&#8217;errore.</p>
<p>Ahoo&#8230; ma che cazzo è tutto questo?</p>
<p>Per non parlare del lavoro e della<em> schizzofrenia collettiva</em> in cui stanno facendo cadere le persone. Gli studenti a scuola (non tutti, per fortuna) distruggono le classi, scrivono sui muri, si fanno nei bagni e pisciano nei cassetti della cattedra. E non trovi un cazzo di genitore pronto a dare due sberle al figlio. Tutti pedagogisti <em>de sta minchia</em>, convinti di tirar su delle persone sane. Dicono che i figli devono essere liberi di fare quello che vogliono.</p>
<p><em>Io a mio figlio gli do tanto amore, solo quello gli serve</em>. Si, e si vede quello che ne è venuto fuori. Se, magari, insieme all&#8217;amore, provi anche a perdere un pò di tempo con lui, a spiegargli le cose, a dargli l&#8217;esempio, e a riprenderlo, se necessario, con fermezza (due calci nel culo non hanno mai fatto male a nessuno), forse saprà che significa<strong> agire responsabilmente</strong>.</p>
<p><strong>Il lavoro è una questione di responsabilità</strong>. La politica, i governi, i sindacati&#8230; va bene tutto. Ma se non sai fare niente e le aziende non ti prendono, perché quello che hai da offrire non serve più, comincia a prendere in considerazione l&#8217;idea che forse devi <strong>cambiare qualcosa in te stesso</strong>.</p>
<p>C&#8217;è chi dice: <em>ma io ho studiato, ho fatto l&#8217;università, e so fare quello che mi hanno insegnato</em>. D&#8217;accordo, il sistema è in crisi e le opportunità di impiego di una volta non ci sono più. Ma proprio per questo, abbandona l&#8217;idea che possa esistere una mansione lì fuori per il tuo tipo di formazione e un&#8217;azienda che sia obbligata a fartela svolgere. <strong>Nessuno ti deve un bel niente</strong>.</p>
<p>Ora che lo sai, pensa a come <em>reinventarti</em>. Analizza il mercato &#8211; e ciò di cui hanno realmente bisogno le aziende &#8211; e crea un&#8217;offerta, la tua <strong>offerta di lavoro</strong>, che sappia essere davvero appetibile e interessante. C&#8217;è molto da fare nei nuovi mercati. Eppure, non vedo un precario che sia pronto ad abbandonare la sua idea di lavoro per approcciarsi ai <strong>nuovi sistemi di scambio e di collaborazione</strong>.</p>
<p>Che sia anche questo un <em>effetto controllato</em>? Del resto, se ti guardi attorno trovi solo degrado: grande fratello, scommesse, poker, tumori, droga, medici corrotti, politici corrotti, animali uccisi, natura devastata, incidenti d&#8217;auto, discoteche del mattino&#8230; ma che sta succedendo?</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il lavoro che pensi non esiste più</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 15:50:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo D'Angiò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casi di studio]]></category>
		<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[corea]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[negozio virtuale]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche anno fa, sul blog di lavoro-casa, tra i vari commenti, ce n&#8217;era uno che con molto sdegno nei miei riguardi diceva più o meno così: Oggi ho appreso la notizia che in Corea hanno aperto un negozio dove puoi fare la spesa con tecnologia touch screen. Al posto della merce e degli scaffali trovi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche anno fa, sul blog di <em>lavoro-casa</em>, tra i vari commenti, ce n&#8217;era uno che con molto sdegno nei miei riguardi diceva più o meno così:</p>

		<div class='et_quote'>
			<div class='et_right_quote'>
				<em>tu parli di lavoro da casa e di tecnologia, ma domani mattina c&#8217;è sempre bisogno di qualcuno che metta la merce sugli scaffali del supermercato. Quindi, è inutile che insisti&#8230; è inutile che cerchi di far vedere un mondo che non esiste.</em>
			</div>
		</div>
	
<p>Oggi ho appreso la notizia che in Corea hanno aperto un negozio dove puoi <strong>fare la spesa con tecnologia touch screen</strong>. Al posto della merce e degli scaffali trovi una serie di monitor LCD. L&#8217;utente sceglie gli oggetti desiderati toccando lo schermo e poi va direttamente alla cassa, dove trova tutte le cose ordinate e confezionate nei vari sacchetti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_6769" class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><img class="size-full wp-image-6769" title="Corea Supermercato Digitale" src="http://www.lavoro-casa.org/wp-content/uploads/2012/04/corea-supermercato-digitale.jpg" alt="" width="600" height="420" /><p class="wp-caption-text">Corea Supermercato Digitale</p></div>
<p>Non so se sia vero. Non ho indagato. Ma a questo punto poco importa, perché la cosa è <em>verosimile</em>. Cioè, non ci vorrebbe molto a realizzarla. E questo basta a far capire che <strong>il lavoro, così come lo pensano in molti, non esiste più</strong>.</p>
<p>Abituiamoci a un&#8217;idea del lavoro che non sia basata sulla subordinazione fisica, sulla prestazione manovale o paramanovale di forza in cambio di un salario. Il lavoro del nuovo tempo si basa sulla <strong>creazione di valore</strong>. Dunque, abituiamoci a creare valore nei nuovi contesti di produzione.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>E se questo succedesse tutte le settimane?</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 00:22:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo D'Angiò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Azioni e motivazioni]]></category>
		<category><![CDATA[in pigiama]]></category>
		<category><![CDATA[ipad]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro da casa]]></category>
		<category><![CDATA[richiesta preventivo]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono le otto del mattino. Ti alzi, vai in cucina. C&#8217;è il sole che si irradia nella stanza e l&#8217;odore del caffè che mette di buon umore. Mangi un pò di frutta, mentre il tuo cane ha fretta di uscire in giardino e per questo ti spinge col naso sotto al gomito. Gli lanci un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono le otto del mattino. Ti alzi, vai in cucina. C&#8217;è il sole che si irradia nella stanza e l&#8217;odore del caffè che mette di buon umore. Mangi un pò di frutta, mentre il tuo cane ha fretta di uscire in giardino e per questo ti spinge col naso sotto al gomito. Gli lanci un paio di fette biscottate per tenerlo buono.</p>
<p>Poi prendi l&#8217;iPad e <strong>dai un&#8217;occhiata alla posta elettronica</strong>. Ci sono richieste di amicizia di Facebook, contatti di Viadeo e Linkedin, qualche notifica di PayPal per acquisti avvenuti sul tuo sito, un pò di spam e una mail che richiama la tua attenzione. Nell&#8217;oggetto c&#8217;è scritto <em>Preventivo progetto web</em>.</p>
<p>La apri e leggi:</p>

		<div class='et_quote'>
			<div class='et_right_quote'>
				Buongiorno, mi chiamo M. P. e sono l’amministratore di una società che si occupa di formazione in materia di investimenti e gestione del risparmio. Ho letto il suo articolo sulla piattaforma WordPress e sulla possibilità di gestire autonomamente la pubblicazione di contenuti anche a pagamento. Mi farebbe piacere saperne di più e magari avere un suo preventivo per lo sviluppo di un progetto web con caratteristiche simili a quelle di cui ha fatto cenno nell’articolo.
Di seguito le indico i miei contatti:
……
Grazie,
M. P.
			</div>
		</div>
	
<p>Non è affatto male come inizio settimana, anche perché una richiesta di questo tipo spesso si trasforma in un <strong>contratto di consulenza da diverse migliaia di euro</strong>.</p>
<p>Ora, se pensi che sei a casa,<strong> in pigiama e ancora spettinato</strong>, e se tieni conto del fatto che hai appena prodotto un reddito che copre abbondantemente due o tre mensilità di un dirigente che ogni mattina si fa i suoi 30 km per andare in ufficio, dove ci resta per 8/10 ore, e poi torna a casa la sera, facendo altri 30 Km, non ci vuole molto a capire che stiamo parlando di un <strong>modello di lavoro molto interessante</strong>.</p>
<p>E se questo succedesse tutte le settimane? <em>Mamma mia</em>, meglio di no. Meglio cercarsi un posto di lavoro!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lavoro subordinato: un concetto fascista e obsoleto</title>
		<link>http://www.lavoro-casa.org/2012/04/lavoro-subordinato-un-concetto-fascista-e-obsoleto/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 11:16:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo D'Angiò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[art. 18]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro subordinato]]></category>
		<category><![CDATA[sindacati]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo so, il titolo è alquanto provocatorio. Ma il tema del lavoro, mai come oggi, sta attraversando una fase molto delicata che merita più attenzione da parte di tutti. Il governo  i sindacati stanno discutendo la riforma dell&#8217;art. 18. Il governo e i sindacati: due parti contrattuali che producono atti e normative vincolanti, che creano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo so, il titolo è alquanto provocatorio. Ma il tema del lavoro, mai come oggi, sta attraversando una fase molto delicata che merita più attenzione da parte di tutti. Il governo  i sindacati stanno discutendo<strong> la riforma dell&#8217;art. 18</strong>.</p>
<p><strong>Il governo e i sindacati</strong>: due parti contrattuali che producono atti e normative vincolanti, che creano o modificano la tipologia e la portata dei rapporti, che incidono pesantemente sull&#8217;economia della nazione; due parti contrattuali che francamente<strong> non hanno la legittimità</strong> per impegnare milioni di persone a sopportare le scelte di una riforma che non corrisponde né ai bisogni reali del Paese, né alla volontà del Popolo.</p>
<p>Ricordiamo &#8211; en passant &#8211; che in base all&#8217;art. 1 della Costituzione italiana <strong>la sovranità appartiene al popolo</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Il governo</h2>
<p><strong>Il governo</strong> non è stato eletto, ma ce lo siamo ritrovati al posto di comando grazie a una <em>manovra di palazzo</em>. Non importa il fatto che sia tecnico; non importa la qualifica che dovrebbe giustificare in teoria la violazione delle norme costituzionali. L&#8217;unica cosa che conta è che il governo attuale prende decisioni impegnative per noi cittadini (<em>subditi  legum</em>), compie scelte sociali ed economiche importanti, cambia il futuro della gente, la vita delle persone, determina il livello di benessere della nazione. Ma a nome e per conto di chi?</p>
<p><strong>Il Popolo non l&#8217;ha scelto</strong>. Il Popolo non ha chiesto a <em>Monti</em> e ai suoi ministri di attuare un programma, qualunque esso sia, di istituire nuove tasse, di appesantire il sistema e di introdurre <em>meccanismi sacrificali</em> per gli italiani. Il Popolo non ha chiesto a questo governo di modificare l&#8217;art. 18 della legge 300/70, indipendentemente dalla necessità di farlo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>I sindacati</h2>
<p><strong>I sindacati</strong>, dal canto loro, sono come un vecchio carozzone in mezzo a una pista di formula uno. <strong>Sono lenti, inadeguati e fortemente inquinanti</strong>. Rallentano il flusso dell&#8217;economia reale e impediscono alle vetture veloci (ovvero, alle idee, alla creatività, al nuovo sistema di crescita) di avanzare sulla pista dello sviluppo.</p>
<p><strong>I sindacati non aiutano i disoccupati a trovare un lavoro</strong>. Non lo hanno mai fatto, perché il loro <em>impegno/ruolo</em> istituzionale è quello di tutelare gli occupati. L&#8217;art. 18, per esempio, riguarda i licenziamenti illegittimi e la reintegrazione nel posto di lavoro. Dunque, sono mesi che i sindacati e il nuovo governo discutono di cose che hanno a che fare con la <em>risoluzione del rapporto</em>.</p>
<p>Ma di cose che hanno a che fare con le assunzioni, con la <em>nascita del rapporto di lavoro</em>, quando ne parliamo? E chi dovrebbe farlo?</p>
<p>Ora, che siano i sindacati a sedere al tavolo delle trattative per l&#8217;art. 18 &#8211; benché, come vedremo, sia da rivedere tutta l&#8217;impostazione del lavoro in Italia -, passi pure. Ma vederli in televisione a parlare di crescita, di sviluppo e di come affrontare l&#8217;annosa <strong>problematica della disoccupazione</strong>, e saperli poi nei meeting (al ristorante o negli uffici di Palazzo Chigi poco importa) in cui si progettano gli interventi economici e sociali per il Paese, questo oggi preoccupa.</p>
<p>I sindacati, così come sono oggi, non hanno più un senso, una ragione che giustifichi la loro presenza inquinante. E vediamo perché.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Il vecchio sistema</h2>
<p>Per cominciare a capire di cosa sto parlando dobbiamo fare <strong>un salto alle origini</strong>. Quando e perché sono nati i sindacati? Il discorso è ampio, e non potremmo affrontarlo in un solo articolo. Per questo, ritorneremo a parlare di lavoro nei prossimi giorni. Ma qui possiamo introdurre un interessante elemento di valutazione.</p>
<p>Con la nascita delle fabbriche e della catena di montaggio, il rapporto tra il padrone e gli operai era decisamente squilibrato a favore del primo. Mancavano regole precise sull&#8217;orario, sulla sicurezza, sulle mansioni, sui minimi salariali etc.. Il padrone decideva ogni cosa. E lo faceva in assenza persino di un<em> rapporto umano</em>, poiché le direttive di fabbrica erano rivolte al gruppo e non al singolo.</p>
<p>Per esempio, l&#8217;esigenza di produrre un certo quantitativo di merce entro sera veniva gestita con un calcolo matematico e una disposizione. Si misurava la produzione in rapporto al tempo e alle unità di lavoro e si disponevano i turni.</p>
<p>I lavoratori erano (e sono ancora oggi) dei <strong>semplici ingranaggi</strong>. Ciascuno al suo posto a svolgere la sua mansione. Peraltro, qui potremmo aprire un discorso molto affascinante su quella che viene indicata come<strong> la moderna organizzazione del lavoro a opera di Taylor</strong>, forse una delle manovre più<em> immorali</em> che ci siano mai state nel contesto produttivo/professionale. Ma ne parleremo un&#8217;altra volta, anche perché credo che il mio pensiero sul sistema lavoristico italiano debba essere spiegato punto per punto. Altrimenti, si rischia di interpretarlo in modo sbagliato.</p>
<p>Dunque, lo scenario è quello che abbiamo descritto poc&#8217;anzi: <strong>il padrone comandava e gli operai obbedivano</strong>. Per questo il rapporto di lavoro si chiama <strong>rapporto di lavoro subordinato</strong>. C&#8217;è la subordinazione del lavoratore, l&#8217;obbedienza e il rispetto delle regole aziendali. Nulla di particolarmente sbagliato, se non fosse stato che le regole erano decise arbitrariamente solo dal padrone. <em>Fascismo aziendale</em> d&#8217;altri tempi?</p>
<p>In questo tipo di dinamica nasce l&#8217;esigenza di <strong>stabilire delle regole condivise anche dai lavoratori</strong> e con essa il bisogno di controllare che nessuno le violi a proprio vantaggio.</p>
<p>I lavoratori protestano, si organizzano. Nascono i<em> consigli di fabbrica</em>. Chiedono un luogo per riunirsi e discutere. Ed eleborano decisioni collettive che poi vengono sottoposte all&#8217;attenzione del padrone. Cercano un accordo sui punti salieti del rapporto (es. riduzione dell&#8217;orario di lavoro, minimi garantiti etc.). E l&#8217;ottengono.</p>
<p>Sono le <strong>prime forme di sindacalismo</strong>. Di qui poi si sviluppa tutto il sistema come lo conosciamo oggi. Ne parleremo nelle prossime puntate. Ma ciò che mi preme far notare è il contesto nel quale nasce il sindacato. <em>Quando e perché</em>, abbiamo detto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Il ruolo dei sindacati</h2>
<p>Ora, tenendo conto che la fabbrica è un modello di impresa superato dai tempi e dalla tecnologia, che le aziende di ultima generazione non cercano <em>esecutori materiali di ordini</em>, ma <strong>saperi specializzati che si integrano ad altri saperi specializzati</strong>, che il rapporto di subordinazione ha subito dei forti cambiamenti e che il ruolo dei collaboratori è tanto strategico quanto (spesso) <em>autodeterminato</em>, le domande a cui dobbiamo provare a rispondere sono queste:</p>
<ul>
<li><strong>qual è il senso dei sindacati nelle moderne dinamiche di scambio e di sviluppo?</strong></li>
<li><strong>e in che modo dovrebbero riorganizzarsi per avere un ruolo più significativo e utile?</strong></li>
</ul>
<p>Per il momento ci fermiamo a ragionare su questi punti. Ma torneremo a parlare di lavoro subordinato e dei cambiamenti che lo rendono un <em>concetto obsoleto</em>.</p>
<p>Non possiamo nel nostro piccolo avere alcuna incidenza sui processi elefantiaci della politica. Ma possiamo <strong>assumerci le nostre responsabilità</strong> e orientare la nostra ricerca verso <strong>soluzioni aziendali più avanzate e intelligenti</strong>. Questo ci permetterebbe di cambiare la nostra visione e di non dipendere dalle regole imposte da chi non ci rappresenta.</p>
<p><strong>Il lavoro è una forma di pensiero. E noi siamo ciò che pensiamo.</strong></p>
<p><em>PS: se vuoi continuare a seguirci su questi temi, iscriviti ai nostri feed rss tramite il form che trovi più sotto.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-6759" title="Ordine di servizio del 1889" src="http://www.lavoro-casa.org/wp-content/uploads/2012/04/ordine-servizio.jpg" alt="ordine di servizio del 1889" width="630" height="576" /></p>
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		<title>Accidenti, lo avessi saputo quando avevo 30 anni!</title>
		<link>http://www.lavoro-casa.org/2012/04/accidenti-lo-avessi-saputo-quando-avevo-30-anni/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 01:17:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo D'Angiò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contenuti]]></category>
		<category><![CDATA[arrivare a 40 anni]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa, tra i commenti all’articolo Denunciati il Capo dello Stato e tutti gli altri, un lettore mi ha chiesto: Che consigli puoi dare a chi ha da poco superato i 30 (anni) per vivere meglio questa fascia 30-40? A cosa dare importanza? A cosa no? Insomma, quelle cose che chi arriva a 40 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa, tra i commenti all’articolo <a title="Denunciati il Capo dello Stato e tutti gli altri" href="http://www.lavoro-casa.org/2012/04/denunciati-il-capo-dello-stato-e-tutti-gli-altri/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Denunciati il Capo dello Stato e tutti gli altri</span></a>, un lettore mi ha chiesto:</p>
<p><em>Che consigli puoi dare a chi ha da poco superato i 30 (anni) per vivere meglio questa fascia 30-40? A cosa dare importanza? A cosa no? Insomma, quelle cose che chi arriva a 40 anni dice &#8220;accidenti, le avessi sapute a 30!&#8221;.</em></p>
<p><strong>Domanda bellissima</strong> a cui non ho saputo dare una risposta di poche righe. Del resto, come si fa a passare in rassegna un decennio e a estrapolarne i contenuti più significativi, senza articolare il pensiero, i ricordi, le esperienze e a confrontare gli uni e gli altri in poche battute?</p>
<p>Partiamo dall’assunto che oggi, a 39 anni compiuti, credo che la mia vita stia diventando qualcosa di interessante. Posso dire di essere <em>rinato</em> e che forse avevano ragione quelli che una volta, quasi per consolarsi dell’incedere spietato del tempo, sostenevano che <strong>la vita comincia a 40 anni</strong>.</p>
<p>Il discorso è complesso e non può essere generalizzato. Molto dipende dall’esperienza soggettiva. Due quarantenni con percorsi diversi sono due quarantenni con esperienze diverse e, di conseguenza, con livelli di consapevolezza differenti. Nessuno dei due è portatore di una verità assoluta. Ma ciascuno vede gli anni trascorsi con uno spirito più critico e responsabile.</p>
<p>Siamo <em>nel bel mezzo del cammin di nostra vita</em>, in una fase di riassetto dei valori, di sistemazione e razionalizzazione degli eventi e di avvio verso la saggezza. O almeno questo dovrebbe essere il profilo del quarantenne tipo. Ci sono poi le eccezioni, da un lato e dall’altro.</p>
<p>Per quanto mi riguarda, sto per approdare agli <em>anta</em> (come si dice in gergo) con alcuni significativi cambiamenti. Ho stravolto la mia vita su questioni che 10 anni fa non avrei minimamente messo in discussione. Mi riferisco a:</p>
<ul>
<li>Lavoro</li>
<li>Salute</li>
<li>Amore</li>
</ul>
<p>Sembra il sommario dell’oroscopo, ma sono realmente i tre ambiti nei quali la mia vita ha subito uno <strong>scossone potente</strong>. E oggi sono contento che ciò sia accaduto.</p>
<p>Sia per quanto riguarda il lavoro, che per quanto riguarda la salute e l’amore, posso raccontarvi cose che la gran parte delle persone non conoscerà mai. E non lo dico per esagerare. E&#8217; proprio così. La maggior parte delle persone trascorre una <strong>vita inconsapevole</strong>.</p>
<p>Rispetto al lavoro, sono diventato <strong>più ricco, più felice e ho più tempo libero</strong>. Rispetto alla salute, ho raggiunto traguardi (e ho risolto problemi) che hanno sbalordito il mio medico e anche me stesso. E infine rispetto all’amore ho ricostruito rapporti, trasformandoli in un’esperienza meravigliosa di grande passione non solo con il mio partner, ma anche con i miei figli, con i miei cani e con tutti gli amici che ho la fortuna di conoscere.</p>
<p>Il lavoro è l’argomento principale di questo blog, per cui ciò che segue è la risposta alla domanda di apertura sotto il profilo professionale. Gli altri due argomenti, la salute e l’amore, sono fuori tema rispetto alla linea editoriale di<em> lavoro-casa</em>. Ciò vuol dire che non ne parlerò in questo articolo per non confondere i miei lettori.</p>
<p>Se, tuttavia, vi fa piacere che io ne parli, ovvero, che io condivida le mie esperienze nel campo della salute e dell’amore, lasciatemi un commento esplicito in tal senso. E se sarete numerosi sarò lieto di raccontarvi quali scelte hanno cambiato in meglio la mia salute e il mio rapporto con le persone che amo.</p>
<p>E ora vediamo a 39 anni cosa ho imparato rispetto al lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Lavoro</h2>
<p>Come tutti (credo) ho cercato di <strong>rispettare le regole del sistema</strong>. Sono andato a scuola, ho abbandonato diverse passioni (es. musica e disegno) per studiare giurisprudenza.</p>
<p>Poi mi sono abilitato all’esercizio della professione di <em>consulente del lavoro</em>. E dal 1996 al 2007 ho assunto personale per conto di altri, ho elaborato cedolini paga, ho gestito centinaia di vertenze di lavoro, ho presieduto congressi di categoria, organizzato seminari, movimenti, proposte di legge, ho fatto politica. E ho passato metà della mia vita nell’auto per spostarmi da un ufficio all’altro, da una riunione all’altra, da un appuntamento all’altro.</p>
<p><strong>La musica mi piaceva sempre</strong>. Lo capivo dal fatto che<em> tamburellavo</em> ritmi sulla scrivania, mentre sviluppavo un 730 o scrivevo un modulo per la cassa integrazione, ed elaboravo<em> arrangiamenti</em> nella mia mente, simulando con una voce interiore tutti gli strumenti che possono servire a un determinato brano, l’arpeggio di una chitarra, le svisate di un pianoforte, l’entrata dei fiati e poi i violini, le percussioni, gli assoli di sax e i vocalizzi dei cori.</p>
<p>Roba da matti. Però, erano pensieri segreti. Li tenevo per me. Del resto, avevo un lavoro molto serio da portare avanti.</p>
<p>Lo stesso per il disegno. Ero ossessionato. Al tavolo dei relatori o di fronte alla commissione tributaria o anche durante una riunione di categoria, avevo sempre davanti a me qualche foglio di carta per gli appunti e una penna. Succedeva quasi in automatico. Nemmeno me ne rendevo conto. Ma alla fine del meeting, alcuni dei fogli erano completamente imbrattati con i miei disegni.</p>
<p>Poteva essere uno schizzo di ciò che vedevo nella sala o un’immagine inventata o anche un insieme di figure geometriche che si incastravano perfettamente l’una all’altra, fino a riempire ogni centimetro quadrato del foglio.</p>
<p>Li cestinavo prima che qualcuno se ne accorgesse.</p>
<p>Ma poi ancora la lettura, la narrativa e <strong>la passione per la scrittura</strong>. Negli anni in cui ho svolto la professione, desideravo fortissimamente il periodo delle ferie estive. Qualcuno potrebbe pensare che il mio fosse un desiderio legittimo di <em>riposo e relax</em>. Eppure, non era per riposarmi che aspettavo il mese di agosto.</p>
<p>Era invece <strong>per scrivere</strong>. I 20/25 giorni di chiusura estiva rappresentavano un periodo sufficientemente lungo per consentirmi di iniziare e forse anche di finire un racconto o un romanzo. I week end dell’anno, oppure le vacanze natalizie o pasquali, non mi davano lo spazio giusto per concentrarmi e organizzare i miei cicli di scrittura. D’estate, invece, durante le ferie, potevo farlo anche di notte. I figli non andavano a scuola. E io potevo sfruttare ogni momento di <em>non-impegno</em> per mettermi a scrivere.</p>
<p>Portavo avanti il mio lavoro, dedicandogli gran parte del mio tempo. E solo di notte, di nascosto, senza sottrarre tempo alle cose importanti, davo sfogo alle mie passioni.</p>
<p>Il risultato? Dopo 12 anni ho scoperto che il sistema, le cui regole ho cercato di rispettare per non essere diverso dagli altri, non mi stava dando ciò che avrebbe dovuto darmi secondo <strong>le promesse fatte prima a scuola, poi in famiglia e infine nella società</strong>.</p>
<p><strong>Lavoravo 16 ore al giorno</strong>. Ero lontano dai miei figli, da mia moglie e dalle mie passioni. Guadagnavo cifre interessanti, ma i costi erano altrettanto importanti. E alla fine, ciò che rimaneva non era<em> premiante</em> sul piano del rapporto costi/benefici.</p>
<p>Nei primi anni di ufficio non ci fai caso. Pensi che tutto sia destinato a crescere in maniera smisurata. In effetti, si cresce. Si può crescere tanto. Ma il lavoro del professionista (avvocato, commercialista, consulente del lavoro etc.) è strettamente legato alla presenza dello stesso. E questo significa che<strong> per guadagnare tanto devi esserci tanto</strong>.</p>
<p>E per quanto ci si possa organizzare al meglio e ottimizzare ogni performance, il tempo è limitato. In una giornata ci sono 24 ore. Quante ne vogliamo passare al lavoro? Quante in famiglia? Quante a giocare a calcetto con gli amici?</p>
<p>La risposta è una soltanto: non puoi decidere quante ore passare in famiglia, con i figli o con il cane. Perché se vuoi mantenere alto il<em> livello di produttività</em> del tuo studio professionale, non c’è spazio per il resto. Tutte le ore sono per lui, per la sua crescita, per la sua gestione, per la sua maledetta affermazione.</p>
<p>Ora, tutti i sacrifici di questo mondo possono essere sopportati in silenzio quando fai il lavoro che ti piace; anzi, si può dire che i sacrifici, quando fai quello che ti piace, non sono sacrifici, ma <strong>prove entusiasmanti di crescita</strong>. Quando invece ti accorgi che quello che fai non è ciò per cui sei nato, allora i sacrifici diventano prove dolorose e massacranti.</p>
<p>Io me ne sono accorto nel 2007, anno in cui ho cominciato a occuparmi di <strong>Internet business</strong>. La mia vita è cambiata in una maniera strepitosa. E non parlo dei guadagni, che hanno si una certa importanza quando mi rivolgo a chi cerca solo quello. Cioè, se devo spiegare in un webinar l’opportunità dell’Internet Business a una gruppo di persone che è sintonizzato solo con l’aspetto lucrativo di questa scelta, è bene inteso che i guadagni sono reali, consistenti e ripetuti.</p>
<p><em>Ho incassato più 100 mila euro nei primi due anni, facendo scaricare un PDF a più di mille persone. Se questo non è meraviglioso, spiegatemi voi cosa lo è.</em></p>
<p>Ma il punto è un altro. Lavorare con Internet significa <strong>lavorare da casa e in automatico</strong> (o semiautomatico). Senza costi o con costi irrisori. Significa niente spostamenti in auto, sotto la pioggia, nel freddo e nel traffico. Significa avere tempo per te stesso e per i tuoi cari. Significa<strong> essere libero e fare quello che ti piace</strong>.</p>
<p>Non è una scelta facile. Le difficoltà sono varie. Alcune riguardano l’insicurezza di ciò che si va a fare. Per esempio, nel mio caso, abbandonavo una professione certa (sacrificata, ma sicura) per qualcosa di incerto. Chi non conosce questo mondo si fa delle domande. Ed è giusto che sia così.</p>
<p>Altre difficoltà riguardano le abitudini e le apparenze. Le persone preferiscono soffrire per anni, fino ad ammalarsi, e fare ciò che gli altri comprendono e condividono, piuttosto che<em> vivere bene</em>, in salute e tranquillità, ma farsi giudicare ed essere etichettati come diversi.</p>
<p>Quando comunicai a mia moglie la mia decisione di chiudere lo studio professionale per dedicarmi solo ed esclusivamente all’Internet business, lei esclamò <em>e cosa diciamo adesso ai nostri genitori?</em>.</p>
<p>I miei figli a scuola, spesso, devono descrivere il lavoro del loro papà. Ogni volta che lo fanno, non ci ricavano una bella figura, perché l’insegnante non capisce qual è il mio lavoro. E loro si sentono a disagio per non essere riusciti in un colpo solo a <strong>dare un nome alla professione del loro papà</strong>, così come fanno gli altri.</p>
<p>Riuscite a immaginarvi la scena? L’insegnante chiede: <em>quale lavoro svolge tuo padre?</em> Allora, i ragazzi fanno seguire una sfilza di professioni conosciute: l’avvocato, l‘imbianchino, l’edicolante, l’impiegato al comune, il postino, il commesso, il medico, il commerciante di lupini, il muratore, il meccanico, l’elettricista, il carabiniere etc..</p>
<p>Poi tocca ai miei figli. <em>Che lavoro?</em> Uhmm… il blogger. <em>Cosa?</em> Lavora con Internet. <em>Si, ma spiegati meglio…</em> Il consulente WordPress. <em>Cheee???</em> Maestra, non lo so, sono confuso.</p>
<p>Poveri figli miei. Arriverà il giorno in cui potranno raccontare del loro papà senza che nessuno li guardi come se fossero i figli di Lupin IV.</p>
<p>Non è una scelta facile, dunque, ma una volta che la fai, ti si apre un mondo completamente diverso… e meraviglioso.</p>
<p>Qui non c’è un sistema che promette stabilità e conformismo. <strong>Il sistema sei tu e il tuo talento</strong>. E il bello è che funziona solo quando fai veramente quello che ti piace.</p>
<p>Per chiudere questo punto, non so se la mia esperienza possa avere un valore per gli altri, ma ho imparato che le scelte non sono mai definitive, perché le informazioni per giudicare (e decidere) sono sempre parziali rispetto a quelle potenzialmente acquisibili nel corso degli anni.</p>
<p>Il <em>conformarsi</em> a ciò che vogliono gli altri (la famiglia d’origine, la scuola, il sistema o i vicini di casa) è una <em>scelta di primo pelo</em>, dettata dai valori della giovinezza, quando <strong>l’affermazione del sé vale più di tutto</strong>. E l’affermazione si nutre di consenso, di accoglienza sociale, di apparenze.</p>
<p>Con gli anni emerge un <strong>nuovo nucleo di valori</strong>. L’affermazione del sé vale un po’ meno. <strong>Conta il benessere personale</strong>, piuttosto che il giudizio del quartiere. A questo nuovo livello di consapevolezza corrisponde un nuovo piano di scelta.</p>
<p>E sarà così anche negli anni successivi. <strong>Nuovi valori, nuove scelte</strong>. Nuove esperienze, nuovi punti di vista.</p>
<p>Quindi, chi dice che cambiare è sbagliato è uno che vive ancorato ai valori del primo giorno. È uno che non cresce e che non vuole fare un passo avanti nell’affascinante percorso di <strong>esplorazione del senso della vita</strong>.</p>
<p><strong>Cambiare è un diritto</strong>. E tutti noi dobbiamo esercitarlo. <em>Lo avessi saputo a 30 anni, avrei cambiato prima.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Salute e amore</h2>
<p>Come ho già detto sopra, la salute e l’amore non sono argomenti tipici di questo blog. Ma se volete che ne parli con riferimento alle mie esperienze, anche per completare il quadro delle risposte alla vastissima domanda di apertura, allora lasciatemi un commento esplicito in tal senso.</p>
<p>E magari – chi lo sa!? – potrei<strong> stupirvi con effetti speciali</strong>.</p>
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		<title>Denunciati il Capo dello Stato e tutti gli altri</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 01:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo D'Angiò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono anni oramai che tutti noi assistiamo basiti a una sconcertante violazione di tutti i diritti costituzionali e delle libertà fondamentali dell’individuo, sia come cittadino dello Stato, sia come uomo. Ciascuno di noi legge le notizie sui blog, su Facebook, ascolta i telegiornali. Ciascuno di noi comprende che c’è una forte asimmetria tra i diversi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono anni oramai che tutti noi assistiamo basiti a una sconcertante violazione di tutti i diritti costituzionali e delle libertà fondamentali dell’individuo, sia come cittadino dello Stato, sia come uomo.</p>
<p>Ciascuno di noi legge le notizie sui blog, su Facebook, ascolta i telegiornali. Ciascuno di noi comprende che c’è una forte asimmetria tra i diversi canali di comunicazione e che forse qualcuno vuole prenderci per il culo.</p>
<p>Questo ci fa incazzare. <em>Dio… come ci fa incazzare</em>. Vorremmo fare qualcosa, aiutare la resistenza, dare un piccolo contributo a quei pochi coraggiosi che combattono con la dialettica, con l’informazione, ma anche con la protesta di piazza.</p>
<p>Ma poi, come sempre, <strong>ciascuno di noi vive la sua giornata</strong>. C’è il lavoro, la famiglia, la champions league. È la routine. Sono cose che ci assorbono e in qualche modo affievoliscono il nostro impegno, seppure passivo, al controllo della democrazia, della politica, del sistema.</p>
<p>Il governo eletto dal Popolo viene rimpiazzato da un gruppo di <em>non-eletti</em>. <a title="byoblu" href="http://www.byoblu.com/default.aspx" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Qualcuno</span></a> spiega che forse è un’operazione temibile, inquietante, che mostra la prevaricazione del potere finanziario sulle libertà individuali e sui princìpi della democrazia. Lo stiamo a sentire. È coerente. Non fa una piega. E poi? Che facciamo?</p>
<p>In Italia siamo stati<strong> abituati a occuparci di politica ai tavolini del bar</strong>, tra uno scopone e un tresette, tra un aperitivo e una birra. Esprimiamo pareri, punti di vista. Facciamo analisi anche interessanti e acute. Peccato che a ora di cena le priorità cambiano.</p>
<p>Non è una paternale. Oppure, se lo è, vale anche per me, che come tutti gli altri leggo, scrivo, mi incazzo. E domani è un altro giorno.</p>
<p>Ma oggi è il mio compleanno. E tra gli auguri di amici e parenti e le riflessioni di un quasi quarantenne, ho la sensazione che qualcosa debba succedere. Si sente nell’aria. C’è un’urgenza di civiltà autentica, primitiva, di azzeramento del sistema.</p>
<p>Serve il coraggio – ADESSO – di premere sul pulsante reset. Occorre mettere fine al <strong>flusso demoniaco</strong> della manipolazione finalizzata al potere e alla ricchezza delle oligarchie mondiali.</p>
<p>Ci vuole coraggio e iniziativa, proprio come ha fatto l’avvocato <em>Paola Musu</em> che <strong>ha sporto denuncia presso la Procura della Repubblica di Cagliari contro il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, il Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti, i Ministri del Governo e i Parlamentari</strong> per tutta una serie di reati che sono ben specificati nell’<span style="text-decoration: underline;"><a title="denuncia al capo dello stato" href="http://www.scribd.com/doc/87677876/Denuncia-in-Procura-Del-2-Aprile-2012#fullscreen" target="_blank">atto di denuncia</a></span>.</p>
<p>Il principio fondamentale che richiama la <em>Musu</em> nel suo ricorso è quello sancito dall’art. 1 della Costituzione:<strong> il Popolo è sovrano</strong>! Ma in che modo esprime la sua sovranità se al governo del Paese c’è gente <em>non-eletta</em> che istituisce tasse e provoca suicidi di persone disperate? A che titolo incide sulle libertà e sui diritti delle persone?</p>
<p><strong>Sosteniamo ogni iniziativa intelligente</strong>. È tempo di farlo. E speriamo che la magistratura possa dare seguito alle indagini come previsto dalla legge. Mai come in questo momento la<strong> tripartizione dei poteri dello Stato e l’autonomia dei giudici</strong> rappresentano un’ancora di salvezza per il Popolo Sovrano.</p>
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