I grandi discorsi cinematografici
Posted by Carlo D'Angiò on feb 17, 2012 in Contenuti | 0 commentsOgni discorso può essere di due tipi: emotivo e non emotivo. Il discorso emotivo è quasi sempre un discorso memorabile, perché genera una serie di reazioni chimiche nel nostro cervello che lo rendono un’esperienza indimenticabile. Non importa se giusto o sbagliato, se dice bene o dice male. La correttezza, la coerenza, la logica, sono valori che attengono ad altri aspetti del discorso, ad altre fasi della valutazione di chi ascolta.
Il discorso emotivo è un discorso che crea turbamento, che coinvolge, commuove, incita, persuade, dissuade, entusiasma, spaventa. E’ emotivo perché fa questo, non perché dice il giusto. Il discorso che non dice il giusto viene biasimato per quanto afferma, ma non dimenticato.
Certo, l’ideale è dire il giusto in modo memorabile. Ma il giusto è una sensazione umana, e come tale può cambiare in base a una serie di fattori (conoscenza, momento storico, eventi particolari etc.). Il giusto è anche una percezione indotta dal relatore che attraverso una serie di strumenti retorici (parole, sintassi, pause, tono, mimica, gesti, argomenti, metafore etc.) crea le condizioni favorevoli perché il giusto del suo messaggio si identifichi (almeno temporaneamente) con il giusto di chi ascolta.
Il giusto è anche l’obiettivo dei discorsi non emotivi. Tutti provano a comunicare ciò che reputano giusto, indipendentemente da ciò che rimane nella mente del pubblico. Ma se il discorso non emotivo si dimentica presto, mentre quello emotivo rimane nei ricordi, allora conviene il discorso emotivo per comunicare il giusto, perché il giusto possa rimanere più a lungo.
I grandi discorsi cinematografici
Visto che dalle nostre parti siamo nel mese della retorica e che a breve terremo un importante webinar sull’argomento, ho voluto fare un piccolo preambolo ai grandi discorsi cinematografici, quelli che siamo abituati ad ascoltare durante la visione di un film e che spesso ci coinvolgono, nel breve tempo della loro interpretazione, per apprezzarne la forza emotiva.
Ne ho selezionato alcuni che a me piacciono particolarmente. Ce ne sono tanti altri, ma in questi credo che già si possano trovare elementi sufficienti per fare qualche riflessione e per capire come deve essere un discorso emotivo.
Ogni maledetta domenica
Qui c’è l’arte della retorica rappresentata al meglio dal grandissimo Al Pacino (ma forse, per il doppiaggio in italiano, dovremmo dire più dal grandissimo Giancarlo Giannini). Da notare che all’inizio del suo discorso dice: non so cosa dirvi, davvero! Figuriamoci se lo avesse saputo. Gli elementi che reputo importanti sono le parole scelte (… o cederemo un centimetro alla volta, uno schema dopo l’altro, fino alla disfatta), le pause e il tono di voce, nonché la voce stessa.
Profumo di donna
Ancora Al Pacino e ancora Giancarlo Giannini (mitici). Qui, il contesto accademico esalta la scelta di un linguaggio di rottura, reso necessario per difendere il giovane studente Charles Simms. Memorabile il passaggio in cui dice: Signori miei [pausa], quando piove la merda c’è molta gente che scappa e pochi altri che tengono duro…
Troy
Questa volta non ho scelto un discorso di incitamento alle truppe. Potevo farlo, e sarebbe stata comunque una scelta valida per il nostro obiettivo; ma c’è una scena che trovo molto commovente e, quindi, molto emotiva, in cui la retorica va oltre i suoi confini, trasformandosi in qualcosa di diverso. Non c’è un pubblico da persuadere, ma un uomo, uno soltanto, temibile e impietoso.
E’ il momento in cui il re Priamo visita di nascosto la tenda del valoroso Achille per chiedere la restituzione del corpo del figlio Ettore. A un certo punto, Achille dice: …sarai ancora il mio nemico domattina! E Priamo (con il fascino di una voce straordinaria, quella di Sergio Graziani): e tu il mio nemico stanotte [pausa]. Ma anche tra nemici può esserci rispetto. Memorabile!
V come Vendetta
Il monologo del sig. V (voce di Gabriele Lavia), peraltro molto attuale, è decisamente un bel modello di retorica. Le parole non perderanno mai il loro potere, perché esse sono il mezzo per giungere al significato e per coloro che vorranno ascoltare all’affermazione della verità. Non male, davvero. Il discorso è incalzante. Il ritmo è notevole.
L’attimo fuggente
Qui c’è poco da dire… ma molto da sentire.
Conclusioni
Ti sei mai chiesto come un tizio riesca a trascinarti nei meandri dei suoi ragionamenti e a farti condividere il suo punto di vista, passando prima per un moto dei sentimenti, dell’animo, della tua parte umana?
E’ ciò che succede con i discorsi emotivi. E’ ciò che succede quando guardiamo un film. Gli autori sono abili retori, sanno come catturare l’attenzione e poi allinearla agli scopi della comunicazione.
E’ la retorica, amico mio. Ed è ciò che fa la differenza tra un discorso memorabile (scritto o parlato), che resta nella mente di chi lo ascolta, e il coacervo di parole di chi parla senza emozionare.
Hai già saputo del webinar L’arte della retorica scritta e parlata?
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