La rivoluzione c’è, ma attenzione alla folla
Posted by Carlo D'Angiò on gen 25, 2012 in Azioni e motivazioni | 3 commentsLa rivoluzione c’è. E’ continua, inesorabile. Adesso, anche fragorosa.
Nonostante il depistaggio dei media tradizionali, che da 10 giorni non fanno altro che parlare della Costa Concordia e del comandante Schettino – così come mesi addietro hanno saturato fino all’ultimo centimetro quadrato le case degli italiani con i fatti di cronaca (es. omicidio Scazzi) -, il malcontento generale del Popolo (è proprio il caso di usare questo termine), quello riferito al lavoro, all’economia, al collasso di un sistema incapace oramai di tirare avanti per molto, si diffonde grazie alla rete.
La rivoluzione c’è. E’ cominciata qualche anno fa, quando Internet ha dimostrato che ci poteva essere un mondo diverso.
L’informazione. La conoscenza di fatti, concetti, idee, di schemi, culture e tradizioni, di pensieri, ipotesi e ragionamenti, l’apprendimento della notizia, della tecnicalità, dei segreti di produzione; la coscienza di ciò che è e l’asimmetria con quello che viene raccontato. Internet ha messo le persone di fronte all’informazione. E il mondo è cambiato.
La rivoluzione è continua, perché una generazione cresce illuminata, ma è controllata dagli oscurantisti, dai politicanti, da coloro che in un modo o nell’altro attingono risorse e ricchezze dal vecchio sistema. Questo è immorale. E il popolo si ribella. E per questo la rivoluzione continua.
In troppi hanno snobbato la rete. In troppi ne hanno preso le distanze, cercando di mantenere quanta più gente possibile in una condizione di non conoscenza. La non conoscenza agevola il vecchio sistema, agevola il populismo spicciolo e il meccanismo dei privilegi di una classe oramai al declino. E non mi riferisco solo ai politici. Loro sono quelli più esposti, la parte visibile dell’iceberg.
Dietro ai politici ci sono vampiri pericolosissimi: sono i burocrati, i vecchi dirigenti impiantati con la democrazia cristiana (dai ministeri alle amministrazioni locali, alla scuola etc.), che succhiano soldi come faine assetate e sadiche. Ci sono le banche, gli imprenditori dell’economia finanziaria, della carta, imprenditori del nulla, del non-valore; quelli che speculano fino all’osso. Ci sono potentati che vivono di relazioni d’affari, di privilegi comprati dal notaio e trasferiti di padre in figlio.
Baroni, banche, commendatori, onorevoli… un vero carrozzone dantesco. Potrebbero stare tutti insieme in un bel girone infernale, tenuti in una stanza, uniti, a fare i conti delle ricchezze accumulate ai danni degli altri.
Inutile dire che la ricchezza è uno stato a cui tutti dobbiamo tendere, smettendola di nobilitare concettualmente l’impoverimento religioso, la povertà dei buoni. Cazzate. Si può e si deve essere ricchi in modo sensato, intelligente. Ma non si è mai ricchi quando la ricchezza è generata ai danni di altre persone.
Dunque, la rivoluzione c’è. E non manca molto perché tutti, ma proprio tutti, lo capiscano. Ciò che però bisogna tenere sotto controllo è la stupidità inevitabile della folla, che in preda al delirio degli eventi rischia solo di passare da un tipo di regime all’altro.
C’è Internet che ci informa? Giusto. Ma l’accorgersi di avere fatto una cazzata non significa fare cose buone. E il rimanere allo stesso punto di partenza non è certamente un obiettivo intelligente.
I primi a dover prendere atto della rivoluzione siamo noi. Internet c’è. La rivoluzione pure. E con esse c’è l’informazione. Ma quante persone decidono liberamente di informarsi? Quante invece usano la rete come fosse il bar dell’angolo?
Siamo tutte persone intelligenti. Prese una per volta, abbiamo l’acume e la sensibilità per fare scelte giuste. Il problema è la folla. La folla non è una persona. La folla è una bestia immonda, incapace di controllarsi e di prendere decisioni sensate. Semplicemente non decide, ovvero, non separa ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Agisce e basta. E questo è pericoloso.
La democrazia è il potere del popolo, e in quanto tale esiste in condizioni di coordinamento e di rispetto delle regole. La folla, invece, tende a esprimersi in condizioni di anarchia, di non-controllo, di istintualità pura e violenta. La democrazia vive a livelli superiori e distinti da quelli nei quali alberga la violenza anarchica e incontrollata della folla.
Allora, evviva la rivoluzione… ma attenzione a non perdere il controllo. Ci sia sempre l’informazione di quello che viene dopo, delle conseguenze, a guidare le nostre scelte. Internet serve anche per questo, non solo per scrivere minchiate su Facebook.
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