Le prime mosse
Posted by Carlo D'Angiò on dic 22, 2011 in Azioni e motivazioni | 16 commentsIeri, i miei ragazzi hanno fatto il primo esame di cintura alla scuola di Tae Kwen Do.
Ricordo ancora il primo giorno (a fine settembre) che siamo entrati in palestra. I miei figli volevano farlo, ma si sentivano spaesati, fuori luogo. C’erano tanti ragazzi con il dobok (la divisa bianca dei combattenti di Tae Kwen Do). Molte cinture colorate, gialle, verdi, rosse, nere. E alcune bianche. Anche i miei figli, dopo qualche giorno, ricevettero la loro divisa con cintura bianca. E poi c’erano (e ci sono ancora, ovviamente) i maestri che urlavano comandi strani, che poi ho imparato, non senza documentarmi su Wikipedia.
Io e mia moglie ci chiedevamo quanto poteva durare la cosa. Eravamo in apprensione. Ogni volta che andavo a prenderli, vedevo mio figlio in punizione, a fare flessioni sui pugni dinanzi al maestro. Perché? Mi domandavo. E qualcuno mi spiegava che non aveva chiesto il permesso per andare in bagno o che non si era inchinato prima di entrare e altre cose abbastanza rigide, che tuttavia ho cominciato a comprendere.
Saltiamo qualche mese e arriviamo a ieri sera. C’era un pò di emozione nell’aria. Tutti i ragazzi erano tesi. Ma notai subito una cosa. I miei figli, già a casa, non facevano altro che ripetere le mosse secondo un rituale che prevede l’attenti (Charyót), il saluto/inchino (Kyong-rye), la preparazione (Joon-bi) e l’inizio del combattimento (Shi-Jak) o l’esecuzione della mossa.

In palestra c’erano i genitori e i ragazzi che si scaldavano (e ripetevano le mosse). Vincenzo e Roberta (i miei ragazzi) provavano le loro mosse. Le prime, quelle che portano alla cintura gialla.

Io giravo intorno alla palestra. Aspettavo il momento. Ero in ansia, anche se (con mia sorpresa) li vedevo molto concentrati e competitivi. Pensavo a settembre e allo spirito di scarsa determinazione (soprattutto di Vincenzo) con cui erano entrati in palestra. E mi rendevo conto che qualcosa di speciale era successo.
Erano determinati. Volevano farlo. E, soprattutto, ora facevano parte del gruppo, della squadra dei combattenti di Tae Kwen Do. Un passo dopo l’altro, tanto allenamento… e alla fine erano lì, pronti per dare spettacolo con le loro arti marziali, seppure di primo livello.
Poi i maestri (Antonio e Nino) li chiamarono per cominciare. Era ora di mettersi in formazione e di allinearsi alle regole.

Un paio di giri di campo, per riscaldarsi. Poi, le cinture nere fecero qualche esibizione per noi genitori ansiosi. C’era Erica, l’amica di mia figlia, che a guardarla non si direbbe, che spaccò una tavola di legno a oltre 2 metri d’altezza. Brava Erica, l’umiltà di questa ragazza mi ha impressionato.

Poi Nino, uno dei due maestri, colpì una mela sulla testa del compagno. Operazione sublime, di grande precisione ed eleganza. Un giorno, anche i miei ragazzi sapranno farlo, perché tutto sta a cominciare, a fare le prime mosse e a trovare se stessi in quello che si fa. E loro sembrano entrati in questa nuova visione della vita.

Poi ancora altre esibizioni, fino ad arrivare al momento vero e proprio degli esami. Tutti si esibiscono alla presenza dei genitori, dei compagni e soprattutto dei maestri, che sono attenti a osservare quello che succede, riportando il loro voto su una scheda di valutazione.
Arriva anche il turno dei miei ragazzi:



Che spettacolo… i miei piccoli ninja.
A settembre, tutto sembrava difficile. Ora, sono parte del gruppo, conoscono le mosse, la disciplina, i comandi. E hanno superato l’esame.
Tutto sta a cominciare, a imparare le prime mosse. Il resto lo devi fare per forza, perché è il tuo corpo e la tua mente che te lo chiedono. Fermarsi è come abortire, è come uccidere una parte di te, forse la più importante in quel momento.
Bravi i miei ragazzi. E bravi i maestri Antonio e Nino Invito. Grazie. E buon Natale a tutti!
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