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[Target Lettori] Per chi diamine dobbiamo scrivere?

Sai che succede quando cominci a scrivere un blog? Succede che non si capisce più se quello che scrivi è valido oppure no. Tutta colpa del target dei lettori.

Mi spiego meglio. Se per esempio decidi di postare un articolo sulla vitamina B12, e di trattare la cosa con un profilo basso, solo per dare delle informazioni di base sull’argomento, si formano subito due schieramenti:

  1. quelli che apprezzano ciò che hai scritto, perché hanno imparato cose nuove
  2. e quelli che invece rimangono delusi dal contenuto, poiché già informati sull’argomento

I primi diventano sostenitori del tuo blog. I secondi no. Ma come possiamo capire se andare avanti con una certa linea editoriale? Quando un lettore ti esprime la sua delusione, scrivendoti frasi del tipo “mi aspettavo qualcosa di più. Quello che hai scritto era attuale due anni fa. Non trovo utile leggere il tuo blog”, non è facile recuperare l’entusiasmo e rimettersi in carreggiata con lo stesso spirito del giorno prima.

Al contrario, quando un lettore ti dice che sei stato fantastico, che grazie a te ha compreso nozioni importanti, che ora vuole provare il tuo metodo, allora il discorso cambia: ti senti felice di avere aiutato qualcuno, entusiasta di ciò che stai facendo. E non vedi l’ora di metterti a scrivere il prossimo articolo.

Ma il bello è che questo succede sul medesimo post. Puoi affinare il discorso finché vuoi, usare argomenti impegnativi, tecniche sopraffini. Ma il gradimento è come una coperta corta, alla fine c’è chi rimane sempre scontento perché sei stato troppo tecnico e avanzato, oppure perché c’è sempre un livello superiore al tuo che non può essere soddisfatto di ciò che hai scritto.

Ma si può andare avanti così? Si può essere vittima dei feedback alternati degli utenti? No. Non si può veleggiare in base al vento degli umori o delle opinioni dei lettori. E sai perché? Perché il web è un paese molto grande. Ci sono tante persone. E ognuna la pensa a modo proprio in base alle esperienze fatte e alle conoscenze acquisite.

Non puoi scrivere pensando di soddisfare tutti. Non potresti farlo. Ma ti dirò di più: non devi scrivere neppure solo per chi la pensa come te. Sarebbe troppo facile e ne guadagneresti poco in termini di visibilità.

Dunque, se non dobbiamo scrivere per i sostenitori e neppure per i detrattori, per chi diamine dobbiamo scrivere? Chi deve essere il soggetto ideale della nostra ispirazione? Per quale profilo di utenza dobbiamo scegliere argomenti e parole chiave e cercare di creare un rapport costruttivo?

Prima di rispondere, proviamo a capire meglio chi sono realmente i nostri lettori. In fondo, il mondo non è solo bianco o nero, ci sono anche i toni di grigio. Giusto? Cioè, non ci sono solo quelli che la pensano come noi e quelli che non la pensano come noi. Ci sono anche gli indecisi, ovvero, quei lettori che magari già conoscono i contenuti del tuo articolo, ma apprezzano il modo in cui hai sistemato le cose, lo stile di scrittura, il gusto nella scelta delle immagini etc.. Sono coloro che non sanno cosa pensare di te, se iscriversi alla tua newsletter oppure no, se condividere la tua risorsa su Facebook oppure no.

Ecco, questi sono i lettori per i quali dobbiamo scrivere. Il target ideale. Non sostenitori, non detrattori o contestatori, ma indecisi. Scopri il profilo dei tuoi lettori indecisi e avrai scoperto la pietra filosofale del tuo blog.

Carlo D'Angiò

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  • Brenzone Umberto

    Bello questo articolo, interessante la tua opinione Carlo, non l’avevo presa in considerazione.
    Io, nel mio piccolo, scrivo perchè mi piace farlo e perchè credo di avere qualcosa da trasmettere agli altri.
    Sono ovviamente consapevole che ad alcuni piacerà e ad altri no, ma so anche che fa parte del gioco.
    Non si può piacere a tutti e non si può non piacere a nessuno :-)
    Io semplicemente scrivo per chi vuole leggere, siano essi favorevoli, contrari o indecisi.
    Scrivo perchè mi va di farlo e perchè mi fa sentire libero; la scrittura è una delle forme più antiche di democrazia ed è meraviglioso poterlo fare sentendosi completamente spogli da qualsiasi catena.
    Credo che curarsi troppo del pubblico che leggerà le nostre righe sia un errore, ma questa è soltanto una mia opinione.

    • Anonimo

      Bè, di sicuro tutti noi scriviamo per farci leggere. Anche chi scrive un diario segreto, in fondo al suo cuore spera comunque di farlo leggere a qualcuno un giorno. E ci piace l’idea di essere compresi, apprezzati, stimati per le idee e i pensieri che mettiamo su carta (o sul web). E’ proprio come dici tu, una forma antichissima di democrazia, ma è proprio in questo schema di “potere e libertà della parola” che prendono vita le dinamiche dei gruppi, dei destinatari, dei lettori. Cmq, ottimo commento. Grazie.

  • http://www.theconversationcircle.com Rieke

    Carlo, complimenti per questo articolo. Una prospettiva in più quando si mette a scrivere un articolo. Riflettando sul gruppo degli ‘indecisi’ – anche loro alla fine devono trovare una ‘decisione’ per se stessi. E la cosa migliore che può capitare è di aiutare loro di trovare quella decisione. Magari loro non erano neanche consapevole del fatto di aver bisogna di questa decisione. Di conseguenza l’articolo ha evidenziato un tema loro da rissolvere oppure portato alla consapevolezza un argomento importante per la loro fase di vita attuale.

    In riguardo che dice Umberto nell’ultima frase: se un argomento ha importanza per l’autore lui può essere sicuro che ci sono anche altre persone interessate in questo. L’unica domanda: Quante di queste aggiungiamo con il nostro articolo?

    • Anonimo

      Grazie Rieke.
      PS: la domanda era per me? o per Umberto?

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