[Lettera aperta] Appello ai grandi del web italiano
Posted by Carlo D'Angiò on nov 13, 2010 in Blog | 40 commentsCari amici blogger, formatori, infomarketer, editori, operatori e sostenitori del nuovo mercato digitale e di questa strabiliante realtà chiamata internet, ho deciso di rivolgere a voi, protagonisti del cambiamento, un invito a riflettere responsabilmente sull’opportunità di assumere tutti insieme un ruolo più propulsivo e organizzato per la crescita economica e culturale del nostro Paese.
Mi rendo conto che questo tipo di linguaggio non ci appartiene. Noi siamo pratici e diretti. Senza fronzoli. Usiamo il web per comunicare con la gente vera che ha bisogni concreti. E non per seguire protocolli mediatici di tipo politico-propagandistico. Ma qui non si tratta di fronzoli, piuttosto di precisione e accortezza linguistica, poiché lo scopo di questa missiva è quello di arrivare a costruire un progetto comune che dia peso e legittimità sociale al nostro lavoro e ci permetta di contribuire al miglioramento dell’economia nazionale.
Siamo i protagonisti di un nuovo modo di intendere lo scambio e la crescita, di una cultura moderna che ancora non trova riscontro negli apparati di tipo tradizionale. Siamo quelli che possono dare un punto di vista rivelatore sulle cose. Possiamo fare la differenza. Ma c’è bisogno di uno sforzo in più, di un impegno che vada oltre gli obiettivi personali di fatturato, fino a creare i presupposti di una condivisione fortissima delle idee, delle opportunità e degli strumenti di internet.
La scuola italiana, e con essa tutte le istituzioni a cui fa riferimento la “persona” prima, durante e dopo l’inserimento nel mondo del lavoro, non è oggettivamente in grado di formare una classe dirigente che sappia essere competitiva sui nuovi mercati.
La politica è allo sbando, e non manifesta alcuna sensibilità verso quelle soluzioni che per noi sono scontate, naturali, lapalissiane. Siamo nell’era dell’informazione digitale, dove tutto passa attraverso i motori di ricerca, ma quante persone in Italia lo sanno? Perché gli utilizzatori del web sono meno del 20% della popolazione? A chi giova nascondere una realtà strepitosa come quella di internet?
Non è colpa dei “cittadini” se i modelli proposti dalla televisione e dalla politica sono solo quelli del grande fratello e della monnezza di Napoli. Non è colpa dei cittadini se i palinsesti dell’informazione giornalistica fanno luce solo sulle nefandezze di un sistema che non ci appartiene. Tra le escort di Villa Certosa, da un lato, e i lavoratori extracomunitari sulle gru, dall’altro, esiste una realtà di mezzo, diversa, ignorata, oscurata dalla perversione mediatica, dove piccole donne e piccoli uomini producono ricchezza e benessere nel silenzio stampa più assoluto.
Ci siamo mai chiesti quale dirompenza potrebbe avere l’effetto di una campagna televisiva sulle opportunità del web? Oppure, quello che potrebbe succedere se Porta a Porta, Matrix, Anno Zero, Ballarò e tutti gli altri parlassero una volta al mese di quegli sconosciuti entrepreneurs che da soli – e senza chiedere soldi allo Stato, come fanno le testate giornalistiche – creano indotto, flussi monetari e indipendenza economica? Quanti milioni di telespettatori passerebbero all’azione dopo aver visto un programma che racconta la storia della signora della porta accanto che con un blog e un po’ di fantasia incassa ogni mese 2/3 mila euro senza muoversi da casa? Non sarebbe utile proporre alla gente modelli nuovi, da cui trarre spunto per mettere mano alla costruzione del proprio futuro?
Questo è il nostro mondo, cari colleghi, un mondo di talentuosi che creano valore senza inquinare, sporcare o fare rumore, e senza dipendere dall’iniziativa e dai tempi di altri soggetti (politici, economici e istituzionali).
Internet non è più solo un vezzo di metodo di chi ama la tecnologia. Internet rappresenta il collante della crescita collettiva, ciò che trasforma la massa enorme delle informazioni utili in un sistema di fruizione rapida ed efficace. Internet è la contestualizzazione dei bisogni e del benessere. È la risposta biblica alle domande dell’uomo.
Noi lo sappiamo. Ma siamo pochi. E questo non ci permette di competere significativamente con i nostri colleghi d’oltreoceano.
Larry Page e Sergey Brin di Google, Mark Zuckerberg di Facebook, Matt Mullenweg di WordPress, Seth Godin di Squidoo, Jimbo Wales di Wikipedia (sono solo i nomi più noti) e altri magnifici personaggi del web stanno cambiando il mondo alla velocità della luce; mentre noi italiani dobbiamo fare i conti con il mercatino delle pulci.
Abbiamo il limite della lingua, è vero. Ma è il male minore, perché se ci viene preclusa la possibilità di arrivare a un’utenza 4 volte superiore è solo per una questione culturale. L’Italia non conosce il web. E tra quelli che lo usano, solo una piccola parte si è accorta di poterlo impiegare come strumento di crescita.
Noi dobbiamo affrontare questi problemi per dare a tutti la possibilità di vivere meglio, di usare la tecnologia informatica, perché è una tecnologia ecologica, salutare, che aiuta le persone a stare bene. Lo dobbiamo fare perché noi siamo la generazione del win-win. Se vincono gli altri vinciamo anche noi. È questa la filosofia delle nostre pagine di vendita. Ora, però, è necessario che divenga la filosofia della nostra mission comune.
Allora lo chiedo a tutti voi, Giacomo Bruno, Italo Cillo, Marco De Veglia, Giulio Marsala, Italo Pentimalli, Robin Good, Roberto Re, Alfio Bardolla, Livio Sgarbi, Luigi Di Salvo, Debora Conti, Giorgio Taverniti, Enrico Madrigrano, Davide Pozzi, Luisa Carrada … e poi ancora, Alex Billico, Josè Scafarelli, Gennaro Romagnoli, Daniele D’Ausilio, Daniele Penna, Daniele Bogiatto, Matteo Salvo, Max Formisano e tutti quelli che non conosco o che in questo momento non mi vengono in mente (non me ne voglia nessuno), lo chiedo a voi: date un cenno di assenso a questa iniziativa e insieme possiamo costruire un progetto olistico che ci rappresenti degnamente, che ci fortifichi agli occhi della pubblica opinione e faccia di noi una voce organizzata e importante nel panorama socio-economico nazionale.
L’Italia ha bisogno di sapere quello che non sa. Noi, insieme, possiamo fare la differenza. Mettiamo da parte per un attimo soltanto la nostra visione del business online, i nostri obiettivi, le strade che stiamo percorrendo separatamente, e facciamo qualcosa di più grande per tutti, per gli altri e per noi stessi. Insieme possiamo farcela. Abbiamo le capacità di creare dal basso un organismo rappresentativo di rilevanza nazionale e internazionale.
Io sono pronto a dare il mio contributo, a fare la mia parte. E se anche voi, come me, sentite l’energia di questo progetto portentoso, allora chiamatemi, scrivetemi, lasciate un commento, fate come volete, ma sediamoci intorno a un tavolo e facciamo nascere ciò di cui l’Italia ha veramente bisogno: un’organizzazione che faccia entrare il web in tutte le case e in tutti gli uffici della nazione.
Forse alcuni non sentiranno le stesse vibrazioni che mi hanno portato a scrivere questa lettera; forse alcuni si asterranno per ragioni personali, ideologiche, tecniche, professionali etc.. Forse alcuni preferiranno lasciare le cose come stanno. Ma io sono convinto che arrivi per tutti un momento nel quale bisogna fare i conti con la propria coscienza e assumersi l’onere di cedere una parte di sé a favore di un progetto più grande.
Farlo adesso significa fare leva sulla forza del gruppo e sul consenso virale dei nostri lettori. Diversamente, c’è solo il dissenso.
Io cerco il consenso. E voi?
Un saluto cordiale
Carlo D’Angiò
PS: chiunque voglia diffondere la notizia per sostenere l’iniziativa può farlo liberamente.
PPS: sicuramente avrò dimenticato molti nomi importanti del web italiano. Altri ancora probabilmente non li conosco. Per questo, non me ne voglia nessuno. Tutti, indipendentemente dall’elenco, sono invitati a partecipare.
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